Aperta condanna verso ogni forma di violenza.
Ma non siamo Charlie, siamo musulmani e cittadini come Ahmed, Mostafa e Lassana. L'Occidente e lo "scontro di civiltà".

10 gennaio 2015 - autore: 'Alī M. Scalabrin e Rachida Razzouk
Ultimo aggiornamento: 01 febbraio 2017

Basmala
Nel nome di Dio Il sommamente Clemente, il sommamente Misericordioso

Salam
La pace, la Misericordia, e le benedizioni di Dio siano su di voi

Il sito Internet Islamitalia.it e tutti i suoi collaboratori  condannano apertamente il vile e spregevole attacco terroristico, compiuto il 7 gennaio scorso a Parigi, presso la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, così come l'assalto a Porte de Vincennes e a Dammartin, il giorno seguente, che hanno portato all'uccisione in totale di 16 persone, a prescindere di qualunque sia stata l'ingiustificabile motivazione. Ė un atto terroristico che condanniamo senza alcuna riserva, quale grave forma di disumana violenza.
Ribadiamo anche che l'Europa ha accolto migliaia dei rifugiati musulmani e non musulmani, che sono fuggiti dalla guerra e dalla distruzione, offrendo loro sicurezza, alloggio, cura e vita civile.

Posto il fatto che vi sono numerosi punti ancora oscuri sulla vicenda e ancora dobbiamo capire bene chi ha veramente commesso tale strage e chi ha spinto queste persone nel baratro della violenza, magari per uno scopo occulto. Ricordiamo anche che nell'attentato di Parigi è morto anche Bernard Maris, economista francese, consigliere della Banque central de France, noto per le sue aspre critiche e denunce nei confronti dell'egemonico sistema monetario europeo e riconrdiamo a questo proposito anche il suicidio del vice direttore dell'Ufficio federale di Limoges che stava lavorando nella missione della Polizia Giudiziaria sul caso 'Charlie Hebdo'.


Ci si chiede perché questi assassini, (i cui presunti autori sarebbero un gruppo di quattro ragazzi "musulmani" di origine algerina), siano stati mandati da chissà chi altri, perché è davvero impensabile sia un Dio Unico per tutti, che invoca all'amore fraterno, a voler trasformare la vita di cittadini francesi, musulmani compresi, in un inferno buio nel nome di un presunto e del tutto fuorviante e condizionato Islâm.

In realtà, questo Islâm unico ed indivisibile, sempre uguale a sé stesso, immutabile nel tempo e nello spazio non esiste, non è mai esistito. Esistono, in effetti, e sarebbe inappropriato e anche un po' omertoso nascondere il fatto che non vi siano, all'interno della stragrande e svariata comunità islamica mondiale, alcune delle più aberranti distorsioni interpretative dell'Islâm stesso, (che sarebbe sbagliato definirle come "estremismi"), racchiuse in movimenti e scuole di pensiero, (talune anche relativamente moderne) svariatamente nominati come salafismo, wahabismo ed altre radicali alterazioni e strumentalizzazioni del reale messaggio religioso islamico.

Ciò che però è fondamentale capire è che quando si tratta dei pilastri fondamentali come il rispetto dell'integrità umana resta sempre valido il comandamento mosàico di "Non uccidere", allora, l'Islâm non può essere considerato sulla base degli aggettivi che ne indichino la sua "moderazione" o il suo "estremismo" e certamente non si identifica nella malvagità di questi episodi, allo stesso modo di come un cristiano o un ebreo, uccidendo qualcuno, trasgredisca a quel pilastro religioso che prevede il rispetto della vita umana che gli stessi Profeti da Abramo, Mosè a Gesù e Muhammad (pace su tutti loro) ci hanno insegnato con il loro Messaggio. Non esiste estremizzare, né moderare l'Amore verso Dio. L'Islâm è religione di pace e di misericordia e convive pacificamente e fraternamente con le altre religioni, condividendo valori e storia comune. Chi ha commesso questa carneficina non è un musulmano, è un criminale e basta, non l'ha compiuta nel nome dell'Islâm, ma a puro titolo personale o per conto di altri mandatari e nessuno l'ha delegato a farlo a nome dell'Islâm o dei musulmani.

Tanto che si rivela arduo e del tutto irrilevante definire un terrorista, che avrebbe abbracciato una causa radicale con conseguente spargimento di sangue, come "musulmano", come lo è d'altronde qualificare il terrorismo come "islamico", di per sé fuori da ogni prerogativa religiosa.
Nonostante ciò, poniamo i paletti, considerando anche che, in termini numerici, se i rappresentanti di queste radicali scuole e interpretazioni rappresentano una minoranza del vastissimo panorama islamico mondiale, a sua volta, coloro che decidono di farsi saltare in aria come "martiri" o si rendono protagonisti di efferati e sanguinosi episodi lo sono ancora meno e che tali radicali intransigenti e devianti scuole di pensiero nei casi in cui utilizzano a proprio comodo il nome dell'Altissimo per scopi di potere, di odio, di supremazia, uccidendo e uccidendosi  stanno ai veri principi dell'Islàm come la "santa" 'inquisizione, le crociate, gli 800 mila uccisi dal braccio armato "di fede cattolica" nel genocidio del Rwanda, il massacro di Sabra e Shatila compiuto ufficialmente dalla milizia "cristiana" in Libano, stanno al vero cristianesimo.
Chiedere ad un musulmano di prendere le distanze da un atto terroristico è riconoscere implicitamente che si tratti di un comportamento, che in qualche modo, gli appartiene. E d’altronde, quando la finiremo di domandare ad ogni persona credente, di prendere le distanze da atti commessi in nome della sua fede, sia essa religiosa, sia essa politica o ideologica? Un criminale, un assassino è un criminale e un assassino a prescindere dalla propria fede.
Non sono le religioni ad armare contro altri uomini, nemmeno contro sé stessi, in quanto, tutte partono dal rispetto della vita quale dono di Dio, ci sono, invece, uomini, che usano, strumentalizzano e distorgono le religioni per fare questo.
Senza considerare il fatto che è evidente che dietro e all'origine di tali episodi e dietro e all'origine di tali organizzazioni, che teologicamente parlando hanno ben poco spessore, vi sono inevitabilmente legami con agenzia di sicurezza, servizi segreti, agenzie di mercenari e grandi potenze occidentali, che modellano, finanziano, usufruiscono delle paure che si generano in conseguenza a questi fatti.

I media e la retorica politica, inoltre, fungono da catalizzatori di una veicolata e strumentalizzata islamofobia, diffusa principalmente fra persone della nostra società che non compiono il dovuto sforzo di approfondimento verso la necessaria comprensione, (fuori dalla misera retorica degli schemi), di culture, religioni, usi e costumi di altre persone che ormai,  volente o nolente, fanno parte anche loro, con tutto il loro bagaglio culturale e religioso della nostra società che, inevitabilmente, muta ogni giorno.


"Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo, che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. I Nostri Messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra."

(Corano Al-Mâ'ida 5,32)


"In verità coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell'Ultimo Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti" (Corano al-Baqara 2,62)

Condanniamo questo atto criminale in tutti i modi in quanto non appartiene alla nostra religione, come alcuni vorrebbero sostenere, strumentalizzando a proprio vantaggio una tragedia come questa.  Rircodando anche nella strage di Parigi sono morti anche Ahmed e Mostafa, due nostri fratelli musulmani, che erano due cittadini francesi, (di cui uno faceva il poliziotto) come le altre vittime dell''attentato.

Allo stesso modo, condanniamo anche questo clima di islamofobia, di odio e di desiderio di vendetta che ha scatenato numerose ripercussioni nei confronti della comunità islamica di Francia stessa, ma non solo, (mettondo a rischio numerosi fratelli a Parigi, Stoccolma, ma anche in Italia).

"Nella massa occidentale (nella quale comprendiamo anche la maggioranza degli pseudo-intellettuali) esiste molto più odio per tutto ciò che è islamico che non per quanto concerne il resto dell'Oriente. E' vero che una delle cause principali di quest'odio è rappresentata dalla paura, e che tale stato d'animo è soltanto dovuto all'incomprensione" (René Guénon, Oriente e Occidente)

Una cosa è la satira, un'altra è l'offesa, la calunnia, la mancanza di rispetto e la mancanza di intelligenza

D'altra parte, come afferma anche lo stesso l'intellettuale musulmano francese Tariq Ramadan, non possiamo certo nemmeno schierarsi fino ad identificarsi, sull'onda emozionale dell'accaduto, con lo slogan "Je suis Charlie".

Siamo pienamente a favore della libertà di espressione sia verbale, che giornalistica, ma sempre nel pieno rispetto della dignità umana e religiosa, perché oggi esultiamo sulla figura di Charlie, ma che fino a poco prima dell'attentato pochi lo conoscevano e ne conoscevano i contenuti di queste vignette. Costruire un business su gratuite accuse e offese, velato dall'aurea "artistica" delle vignette è altrettanto irrispettoso della dignità umana di molti musulmani, senza contare il fatto che il giornale Charlie Hebdo non lesinava neanche vignette indecenti contro la cristianità. Come se fare satira gli donasse il diritto di offendere e guadagnarci sopra pure, senza, invece, portare nulla di costruttivo e di intelligente ad una pacifica convivenza in una straordinaria città multiculturale come la capitale francese.

Esiste un codice deontologico anche per chi fa satira e vignette, dove la libertà di espressione, come tutte le libertà, funziona solo quando ci sono determinate regole. Sono proprio le regole che rendono possibile la libertà, come quella, fondamentale, del rispetto per gli altri, nella loro dignità, umanità, fede religiosa e rispetto nelle avversità. La tanto acclamata libertà di espressione totalmente priva di regole e limiti non è una reale libertà, ma una prevaricarizione del più forte sul più debole.

Fra i princģpi di un sano laicismo e di un'equo rispetto per la liberta di espressione dovrebbe, a rigor di logica, di intelligenza e di umiltà, trovar posto anche un certo senso della misura ed una coscienza del limite oltre la quale se ci si ostina a offendere ripetutamente nel nome della libertà di stampa e di una certa sedicenne satirica "irresponsabilità" giornalistica, si determinano inevitabilmente le condizioni per cui si prevarica la libertà e la dignità di coloro in cui, per fede, per ideologia o convinzione, si identificano con i valori, le figure e le credenze che sono obbiettivo stesso di tale satira.

La satira č sempre stata uno strumento di denuncia verso i poteri forti, le istituzioni, i dittatori, le varie egemonie di potere e non verso le vittime.

Ciò che per noi occidentali può considerrasi "satira", "scherzo"o tolleranza, sfoggiando sproloqui e raffigurazioni di divinità o profeti con le nude parti intime in bella vista o peggio ancora, mentre subiscono trattamenti sessuali estremi, può non esser considerato in egual modo in un'altra civiltà e pretendere che la nostra sfrontatezza diventi norma o consuetudine per altri è un atto di superbia e un segno di mancanza di rispetto, in un portabandiera di uno sfrenato e sfrontato estremistico laicismo, alimentato dalla pretesa superiorità di un modello di civiltà tutto loro. E quale sarebbero i valori occidentali attaccati dallo "scontro di civilità" ? Sarebbero quelli portati avanti da Charlie Hebdo ? Allora no grazie, come dice bene Franco Cardini, in un articolo su Famiglia cristiana.it, la libertà di stampa è prima di tutto responsabilità ed essa "finisce quando iniziano i diritti altrui".

Dario Fo affermava: "...la satira irride solo i potenti. Irridere le persone comuni non è satira, è sberleffo. E' merda..."

Je ne suis pas Charlie, ma allo stesso tempo siamo tutti coloro che sono vittime (musulmani compresi) di questo terrorismo e non permettiamo che si possa strumentalizzare il dolore.

Non siamo Charlie, quindi, ma siamo cittadini e musulmani veri come Ahmed Merabet, il poliziotto che, nello svolgimento delle sue funzioni, ha difeso i cittadini francesi (di ogni origine e religione) dagli attacchi dei finti musulmani terroristi, così come gli stessi protagonisti del giornale satirico che criticava la sua stessa religione e rimane freddato sul marciapiede sotto i colpi dei teroristi, invocando pietà; siamo cittadini veri come Mostafa Ourrad, correttore di bozze del giornale Charlie Hebdo e Lassana Bathily, commesso musulmano del supermercato kosher della Porte de Vincennes a Parigi che durante la strage ha avuto il coraggio e la freddezza di proteggere alcuni clienti nella cella frigorifera sotterranea del negozio mentre Amedy Coulibaly seminava sangue e terrore al piano terra. Ma non possiamo dimenticare Frédéric Boisseau, addetto alla manutenzione della Sodexo e padre di due figli, ma anche Franck Brinsolaro, pioliziotto addetto al servizio tutela delle persone (SDLPP), padre di due figli, così come Elsa Cayat, psichiatra e psicoanalista, così come Michel Renaud, giornalista, così come Clarissa Jean-Philippe, la neo-vigilessa di colore, originaria delle Antille francesi, uccisa nella sparatoria di Montrouge e Bernard Maris, economista francese, consigliere della Banque central de France. Perché questa è la Parigi di oggi, fatta di migliaia di colori, di sentimenti e di sfacettature diverse, in una splendida cornice di pacifica condivisione, che è molto di più di integrazione.


Leggere giornali che gridano alla "Strage islamica", "Macellai islamici" o "all'estremismo islamico" non aiuta certamente ad uscire dalla paura e a distinguere il terrorismo dalla religiosità. Non c'è nulla "islamico" in un terrorista, non c'è nulla "islamico" o di "musulmano" in un assassino !
C'è da augurarsi solamente che questo seppur crudele atto non scateni l'irrefrenabile escalation di "leggi speciali" o peggio ancora conflitti, che celano subdoli interessi economici e di potere, che portino ad un'ulteriore innalzamento di muri ed una chiusura di ponti di dialogo verso un inesistente ma strumentalizzato "scontro di civiltà", che aiuta solamente chi, per mezzo di queste tragiche situazioni, auspica a un potere più vasto e oscuro.

Da augurarsi anche che non si commettano gli stessi errori (anche interpretativi) della sconsiderata e deleteria reazione post-11 settembre, alimentando odio e ostitlità, provocando conflitti che non portino ad alcun beneficio, ma anzi portino a moltiplicare ulteriormente ed enormemente il numero di vittime fra tutte le file. Oggi, come ieri dopo l'11 settembre, bisogna considerare il crimine di per sé stesso, evitando di dare un diverso valore alle vite umane a seconda della nazionalità o dell'etnia o della religione di appartenenza, non dovrebbe essere difficile rendersi conto dell'enorme ipocrisia e del dualismo pessimistico che domina i media, le autorità e l'opinione pubblica occidentale.

Ogni vita ha lo stesso valore e migliaia di vite innocenti vengono assurdamente falciate ogni giorno nell'indifferenza e nel silenzio generale

Il 18 giugno 2015 è calato il segreto di Stato sulla strage al settimanale satirico. Molti giudici hanno protestato apertamente chiedendo la possibilità di investigare sul passato dei fratelli Kouachi e, soprattutto, su quello di Amedy Coulibaly. Non possono pił. Tutto è stato coperto dal segreto di Stato.

Sitografia



 

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