Ceuta, Melilla e il Regno del Marocco

Ceuta, Melilla, il Marocco e la storia che l'Occidente dimentica o non insegna. Storia dell'esistenza del regno del Marocco

18 agosto 2026 - autore: 'Alī M. S.
Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2026

Ceuta, Melilla, il Marocco e la storia che l'Occidente dimentica o non insegna.
di A. M. Scalabrin

Se Ceuta (in arabo “Sebta” o “Setta” in amazigh antico, oppure “Septem Fratres” in romanico antico) e Melilla (in arabo “Maliliya” o “Mric” in berbero o Russadir o Rusaddir, come colonia fenicia tiria nel secolo VIII a.C.) sono spagnole, allora viene da chiedersi ma come mai si trovano in Africa?

Semplice, perché sono “colonie” ereditate dalla storia dei Regni coloniali europei. Colonie, non "enclave", non "territori europei in Africa", si chiamano colonie. Si chiama “furto di terra altrui”.

Stiamo parlando di 18,5 km quadrati e circa 85 mila abitanti per Ceuta. Lampedusa è molto più grande, ad esempio, anche se molto meno popolosa di Ceuta.
E 12,3 km quadrati con 86 mila abitanti circa per Melilla.
L’86% degli stranieri residenti a Ceuta è di origine marocchina, quasi il 30% dell'intera popolazione di Ceuta è di origini marocchine fra residenti e naturalizzati spagnoli. Oltre il 20% della popolazione totale di Melilla è nata in Marocco. Diciamo che stiamo parlando due città paragonabili per dimensione e abitanti a Sesto San Giovanni (MI), la cui popolazione è per quasi metà milanese di origine. Il tutto nel continente africano.

Facciamo un po' di ordine. Ceuta o Sebta venne conquistata dal Portogallo, (non dalla Spagna), tra il 14 e il 22 agosto 1415, (fu il primo possedimento oltremare del Portogallo e l’inizio del suo impero coloniale), mentre il 17 settembre 1497, la Spagna occupò la città di Melilla, nel corso della cosiddetta “Reconquista”.
Ma “Reconquista” da cosa? Cosa c’era prima allora?

E il Marocco? Quando nasce il Marocco?
Il 1956 è l’anno della sua indipendenza, come Regno del Marocco, ma indipendenza da cosa? Dal colonialismo della Francia e dalla Spagna franchista ma prima cosa c’era?

Fonti archeologiche e storiche europee moderne (basate su documenti medievali) confermano che almeno dal XI secolo d.C: il Marocco era riconosciuto come l’Occidente musulmano unificato, governato dalle dinastie arabe musulmane degli Almoravidi, Almohadi, Marinidi, riconosciuto nelle fonti europee come entità politica stabile.
Il termine “Marocco”, “Morrocco” o “Marroch” o anche “al-Maghrib al Aqsaal” in arabo, ha sicuramente un’origine molto antica. Con tutta probabilità è associato al nome della ben nota città (marocchina) di Marrakesh “Marrakus”, termine derivato a sua volta dal termine berbero “Mur-Akush” (ossia Terra di Dio o Terra sacra o Terra dei Kush), un insediamento urbano che nel Medioevo europeo era conosciuto come "Città del Marocco".

Dante Alighieri (1265-1321) cita il “Morrocco” come riferimento geografico reale e riconosciuto nell’Occidente islamico e Ceuta è citata nella Divina Commedia al Canto XXVI dell'Inferno (vv.09-111). Il riferimento è particolarmente significativo perché mostra come la geografia dell'Occidente islamico fosse già integrata nella cultura dotta europea del primo Trecento. Dante considerava quindi il Marocco un'entità geografica concreta e riconoscibile all'interno dell'orizzonte mediterraneo e islamico del suo tempo. È una delle attestazioni europee più chiare del nome medievale del Marocco.

La radice berbera M-R-K-S sta ad indicare un "luogo fortificato o di passaggio".
Il toponimo "Mraks" probabilmente lo si deve a una delle più antiche confederazioni berbere del Maghreb occidentale, autoctona dell’Alto Atlante e del Haouz, quella dei Masmuda, (Banu Masmuda), la cui base etnica risale agli Almohadi, dominanti nel Marocco atlantico e nell’Alto Atlante fino al XIII secolo. Dopo il 1269, con l’ascesa dei Marinidi, i Masmuda perdono potere politico.
Il nome “Marrakech” venne assegnato alla città dal suo fondatore il sultano almoravide Yusuf ibn Tashfin (deceduto nel 1106) che governava anche sulla Spagna musulmana (al-Andalus) dal 1094.
“Murakush” è la forma araba medievale del nome berbero "Mraks / Amurakush". Deriva appunto dal tamazight (berbero) masmuda e fu adottato dagli Almoravidi nel 1062.

Il territorio del Marocco è abitato da almeno 300 mila anni fa come confermano le ultime ricerche (2017) con la presenza umana attestata nel sito archeologico di Jebel Ighoud; abitato fin dalla preistoria da popolazioni berbere, il Marocco conobbe la colonizzazione di vari popoli come i Fenici, i Cartaginesi, i Romani, i Vandali, i Vichinghi, i Bizantini, gli Arabi, i portoghesi, gli spagnoli, i francesi e le basi militari americane (1942–1963).

Le prime spedizioni arabe raggiunsero il Maghreb estremo (l'attuale Marocco) verso il 680-700 d.C.
La conquista fu completata intorno al 708-710 d.C., quando le principali tribù berbere della regione furono integrate nel nuovo ordine islamico.
Nel 711 d.C., un esercito composto in gran parte da berberi convertiti all’Islam attraversò lo stretto di Gibilterra e avviò la conquista della Spagna visigota.
Tra i primissimi clan tribali merita citare i Banu Barghawata, gli Idrisidi (in arabo al-Adarisa 788-985 d.C.), l’emirato di Nekor (750-859) nel Rif marocchino (non lontano dall’attuale Melilla) composto da persone di discendenza araba himyarita (attuale Yemen) e berbera nafza autoctona. Di certo non spagnoli.
Negli anni, nel territorio marocchino si sono insediate diverse dinastie arabe/berbere gli Idrisidi (789–974), Almoravidi (1040–1147), Almohadi (1147–1269), i Marinidi (o Merinidi) (1269–1472), i Wattasidi (1472–1554), succeduti ai Marinidi e parenti della stessa confederazione zenata, i Sa'diani (Saaditi) (1554–1659), che sostituirono i Wattasidi, fino agli Alawiti (Alaouiti) (dal 1666 a oggi), la dinastia attualmente regnante in Marocco.
Da tener presente che, dopo la prima grande espansione araba con i califfi Omayyadi (661-751), durante la dinastia Almoravide (1040-1147), l’estensione del regno berbero marocchino andava dalla città di Aoudaghost nel sud dell’attuale Mauritania, fino alla frontiera militare con i regni cristiani di León-Castiglia, Navarra e Aragona, alla valle dell'Ebro, comprendendo città come Siviglia, Cordova, Granada, Malaga, Almería, Badajoz, Valencia e Saragozza e naturalmente le attuali Ceuta e Melilla.
Era un regno unico con grandi città imperiali come Fes, Meknes e Marrakech, (attestata come capitale almohadi almeno dal 1147).

Quindi, i portoghesi occuparono Ceuta nel 1415, che apparteneva al Sultanato merinide (Marinide) del Marocco, abitata soprattutto da berberi e arabi musulmani, con importanti minoranze ebraiche e una forte funzione commerciale tra Mediterraneo e Africa. Nel 1668 il Portogallo cedette definitivamente Ceuta alla Spagna.
E Melilla? Venne occupata nel 1497 da una spedizione al servizio dei Re Cattolici di Castiglia e Aragona, guidata da Pedro de Estopiñán, ordita in seguito alla caduta di Granada (1492).
In quel periodo Melilla era parte del Sultanato wattaside del Marocco. Di certo i marinidi e i wattasidi non erano spagnoli…..

Le stesse fonti iberiche medievali (cronache portoghesi e castigliane tra il XII e il XV secolo), parlano regolarmente degli Almohadi, dei i Marinidi e del Regno del Marocco come potenza nordafricana.
Le stesse cronache della “Reconquista” e delle guerre atlantiche, infatti, citano: “Rei de Marrocos” (Re del Marocco) “Marruecos” come territorio politico con interazioni militari tra Portogallo, Castiglia e le varie dinastie marocchine. Queste fonti sono confermate dagli studi europei moderni sulla storia connessa del Marocco medievale.

Curioso, infatti, sapere che un certo numero di fonti medievali spagnole, in particolare, attestano la presenza di un ampio regno (musulmano) chiamato appunto "Marruecos".
La prima fonte che merita citare è rappresentata da un celebre manoscritto geografico e politico castigliano-spagnolo, risalente alla fine del XIV secolo (circa 1385 d.C.), noto con il suo titolo spagnolo: "Libro del Conosçimiento de todos los rregnos", (oppure anche noto come "Il Libro della Conoscenza di tutti i Regni, Territori e Sovranità esistenti nel mondo, i loro simboli e i loro stemmi").

La versione completa e conosciuta di questo manoscritto è conservata con il codice di riferimento (MS 1990) presso la Biblioteca Nazionale di Spagna di Madrid.
Il libro è scritto in antico castigliano nello stile della letteratura di viaggio immaginaria, narrato da un frate francescano che viaggia per il mondo documentando i vari regni dell'epoca. Giunto nell'Occidente islamico, l'autore descrive il suo viaggio da Tlemcen, Oujda e Fez fino all'arrivo nella capitale dell'Impero almohade, parlando appunto del "Regno del Marocco" con i "segni di una bandiera rossa con una scacchiera bianca e nera". La seconda fonte iberica medievale che attesta l'esistenza di un regno del Marocco almeno dal XII secolo è il Commentario Haraldino sullo stendardo almohade (1121-1269 d.C.).

Sulla destra del manoscritto compare il disegno originale dello stendardo di stato almohade. È costituito da uno sfondo rosso con un motivo a scacchiera centrale in bianco e nero. Questo disegno geometricamente ordinato simboleggia la filosofia almohade di disciplina e la netta distinzione tra giusto e sbagliato e d è citato come stendardo del "Regno almohade del Marruecos". Questo stendardo non solo è documentato in questo libro, ma appare anche raffigurato con precisione nelle miniature di un altro manoscritto castigliano del XIII secolo, noto come "Cantigas de Santa María" (Canti di Santa Maria).

Anche la storiografia francese, attraverso: traduzioni di cronache medievali arabe (Ibn Khaldun, Ibn Abi Zar', Ibn al-Athir) e studi moderni (Salmon, Ghouirgate), forniscono un quadro coerente e robusto dell’esistenza del regno almohade del Marocco, riconosciuto come uno dei grandi imperi del Medioevo occidentale.
Negli Annales de Saint-Bertin (XII–XIII sec.) che raccontano la Cronaca monastica francese registrando eventi del mondo cristiano e musulmano. Gli Almohadi compaiono come “Mauri de Maroch” o “Mauri de Maroc”, riconosciuti come potenza nordafricana impegnata in guerra contro i regni iberici. Così come le Chronicon Turonense (Tours, XIII sec.) che citano gli “Almohades” come “Almohadi de Marruch”, indicando Marrakech come centro del potere.
Oppure possiamo citare anche gli Annales de Saint-Denis (XIII sec.) che, nel contesto delle notizie sulla Reconquista, menzionano gli “Almohadi d’Africa” come forza militare che sostiene "al-Andalus", distinguendo fra: “Sarrasins d’Orient” (Ayyubidi, Zengidi) e “Sarrasins d’Occident” (Almohadi).

Anche le fonti ecclesiastiche francesi confermano l'esistenza e la storicità del Regno del Marocco. Gli Actes du Concile de Latran IV (1215) descrivono La discussione fra i delegati francesi della minaccia degli “Almohades d’Espagne et de Marroc”.

È evidente che in passato anche i regni medievali occidentali (come la Spagna e la Francia) usavano il nome dell'attuale capitale, "Marrakesh" (in spagnolo: Marruecos, e in francese: Maroc), per riferirsi all'intero Impero marocchino. Quindi, anche eper il medioevo occidentale il Marocco veniva percepito come regno già almeno dal XII sec. e gli Almohadi come suoi sovrani, proprio come adesso esiste il Regno del Marocco con la dinastia alawita al comando.

Ma a cosa servivano e servono tutt’oggi le colonie spagnole di Ceuta e Melilla alla monarchia spagnola?
Nel quadro geopolitico successivo alla Reconquista, le colonie di Ceuta (1415) e Melilla (1497) assunsero un ruolo che andava oltre le ragioni militari e economiche relative al commercio fra i paesi, ma bensì configurandosi come strumenti di controllo politico e psicologico sul Maghreb e come strumenti strutturali di sorveglianza strategica di intelligence sul Maghreb occidentale.

La monarchia iberica, consapevole della persistenza di reti culturali e religiose che collegavano le comunità morische espulse alla sfera politica marocchina, interpretò il Marocco come l’unico potenziale vettore di una minaccia “post-andalusa”.
In tale contesto, Ceuta e Melilla furono integrate in un sistema di intelligence preventiva, volto a monitorare le dinamiche interne dei sultanati marocchini, (dalle lotte di successione alle alleanze tribali, dalle confraternite religiose ai rapporti con la Sublime Porta ottomana) e a intervenire diplomaticamente per contenere fazioni percepite come ostili.

Le fonti diplomatiche dei secoli XVI–XVIII attestano un uso sistematico di informatori nelle corti marocchine, missioni “osservative”, agenti infiltrati nelle tribù del Rif, scambi epistolari controllati, missioni diplomatiche “osservative”, rapporti segreti con notabili locali che trasformarono le due città in centri di raccolta e analisi informativa di intelligence.
Tale infrastruttura rispondeva a una logica di lungo periodo: impedire che il Maghreb potesse costituire un polo politico o simbolico capace di riattivare l’immaginario collettivo di una restaurazione islamica nella penisola iberica.
In questo senso, Ceuta e Melilla operarono (e operano tutt'oggi) come dispositivi di contenimento geopolitico, la cui funzione primaria non fu coloniale in senso moderno, ma preventiva, orientata alla stabilizzazione dell’ordine post-Reconquista e alla neutralizzazione di qualsiasi dinamica che potesse minacciare la nuova configurazione cristiana della Spagna, bloccando sul nascere qualsiasi desiderio marocchino di una “restaurazione andalusa”.

Oggi giuridicamente entrambe le città spagnole sono porto franco o zona extra-doganale e non sono area Schengen.
Ceuta importa dal Marocco molto più di quanto esporti, soprattutto prodotti per l’edilizia, pesce e prodotti freschi, così come l'importazione di manodopera a basso costo da mettere al lavoro nei campi agricoli spagnoli, oltre anche al mercato parallelo del contrabbando noto a tutti, (si veda i ben noti “porteadoras” spagnoli), anche se il Marocco ha chiuso il valico commerciale del Tarajal nel 2019, ponendo fine ad una buona fetta del contrabbando tradizionale, causando però una disoccupazione massiccia soprattutto nella città marocchine di Fnideq e Castillejos, con l’aumento dei prezzi dei beni importati illegalmente, che hanno generato numerose tensioni sociali che si intrecciano con le crisi migratorie recenti.

Merita citare il fenomeno delle portatrici marocchine, pagate una miseria, fatte entrare illegalmente a Ceuta dalle stesse autorità spagnole, giusto per qualche ora, per trasportare sulle spalle a piedi sacchi carichi di prodotti da contrabbandare.
Venivano scelte solo donne per aver la sicurezza che non scappassero nascondendosi come clandestine a Ceuta.

Forse non tutti sanno che le attuali colonie spagnole in territorio marocchino non finiscono qui con Ceuta e Melilla ma vi sono, ancor oggi, altri 4 micro-territori spagnoli sulla geograficamente e storicamente marocchini:

  • Peñón de Vélez de la Gomera — oggi collegato alla costa marocchina da un istmo di sabbia, spagnolo dal 1508.
  • Peñón de Alhucemas — isolotto fortificato spagnolo dal 1559.
  • Islas Chafarinas — tre isole disabitate a 4 km dalla costa marocchina, di fronte a Ras el Ma (vicino a Nador) che sono territorio spagnolo dal 1848, quando la Spagna le occupò per impedire che la Francia le prendesse durante l’espansione coloniale in Algeria (pensa un po' rubare e colonizzare la terra di altri per salvarla da un altro ladro colonizzatore).
  • E, infine, il micro-isolotto roccioso, disabitato di Isla de Perejil (Leila in arabo), grande appena 0,15 km², situato a circa 200 metri dalla costa marocchina.
  • Dal punto di vista genetico, recenti ricerche hanno attestato che la popolazione marocchina oggi presenta una composizione genetica complessa e stratificata, risultato di secoli di interazioni tra gruppi diversi. La componente dominante è berbera (amazigh), riconoscibile in marcatori come E-M81 e U6, che costituisce la base genetica più antica del paese.
    L’apporto arabo, pur culturalmente molto influente, risulta geneticamente minoritario e si attesta in media tra il 10% e il 20%.
    Nel nord del Marocco è significativa la presenza di linee andaluse, eredità delle migrazioni di musulmani e moriscos provenienti dalla penisola iberica tra XV e XVII secolo, che introducono marcatori europei come R1b e H.
    Infine, una componente sub-sahariana, antica e non legata a migrazioni moderne, è presente soprattutto nel sud e nelle regioni sahariane.

    Nel complesso, le ricerche mostrano che i marocchini sono il risultato di un mosaico genetico unico nel Mediterraneo, dove la base amazigh si combina con contributi arabi, iberici e africani in proporzioni variabili secondo le regioni. Le uniche componenti europee sono legate all'eredità andalusa.

    Inutile dire che anche le ricerche genetiche sulla popolazione delle colonie spagnole in Marocco rispecchia la realtà maghrebina del paese.
    Sebbene infatti la base genetica dominante è iberica, (condivisa con le popolazioni dell’Andalusia e dell’Estremadura), vi è con un contributo significativo nordafricano, soprattutto di origine marocchina e berbera (amazigh), riflesso nei marcatori tipici del Maghreb come E-M81 e U6. Le analisi autosomiche indicano che una parte crescente della popolazione presenta profili genetici simili alle regioni marocchine del Rif e di Tetouan, coerenti con l’elevato numero di residenti nati in Marocco e con le naturalizzazioni degli ultimi decenni.
    È presente anche una componente mediterranea meridionale (iberica, fenicia, romana) e una quota minore ma rilevabile di linee sub-sahariane, antiche e non legate a migrazioni recenti.

    Oggi il Marocco attuale raggruppa in sé tutta l’eredità storica, geografica, politica, religiosa, multietnica, multitradizionale del territorio storico chiamato appunto “Marocco”.
    Non si può dire, quindi, che non sia mai esistito un Marocco prima della colonizzazione europea e non si può dire che Ceuta e Melilla siano storicamente spagnole.

    A livello storico e culturale c'è più Marocco in Spagna con circa 781 anni, dal 711 al 1492 di Regno Andaluso, che non monarchia iberica in Spagna (e colonie varie) con circa 547 anni (dal 1479 ad oggi).
    Inoltre, è indubbio che il lascito storico islamico-marocchino in Andalusia ha inciso sulla Spagna con una profondità culturale, architettonica e scientifica tale da mettere ben in ombra ciò che gli spagnoli hanno lasciato in Marocco: praticamente nulla a parte l’occupazione indebita.

    Fonti e approfondimenti:

    • Howard W. French - What Everyone Is Missing About Ceuta - The history of the disputed exclave should inform what Spain does next - Foreign Policy 6 agosto 2026
    • Demografia di Ceuta — dati INE (Instituto Nacional de Estadística), rapporti CEFAS, statistiche 2024–2026
      • Dante Alighieri – citazione del “Morrocco”
        https://www.danteonline.it/opere
      • Bolle pontificie del XIV secolo (incursioni marinidi)
        https://www.vatican.va/archive
      • Cronache portoghesi e castigliane – “Rei de Marrocos”
        https://bibliotecadigital.pt
        https://www.bne.es
      • Cartografia europea medievale (Marroch / Marrocos)
        https://gallica.bnf.fr
      • Storiografia europea moderna sul Marocco medievale
        https://www.persee.fr
        https://www.cairn.info
      • Demografia di Ceuta — dati INE (Instituto Nacional de Estadística), rapporti CEFAS, statistiche 2024–2026.
      • Demografia di Melilla — INE, CEU-CEFAS, studi sui cognomi e natalità.
      • Plazas de soberanía — documentazione storica su Perejil, Peñón de Vélez, Peñón de Alhucemas, Chafarinas.
      • Storia delle occupazioni spagnole — fonti storiche su presenza spagnola dal XVI al XIX secolo.
      • Presenza anglo-americana in Marocco — studi storici su alleanze anglo-marocchine e basi USA (1942–1963).
      • Genetica del Marocco — ricerche autosomiche, Y-DNA, mtDNA su popolazioni berbere, arabe, andaluse e subsahariane.
      • Genetica del Nord Africa — studi comparativi su popolazioni del Maghreb.
      • Storia di al-Andalus — cronologia 711–1492, califfato, taifas, dinastie almoravide/almohade/nasride.
      • Monarchia spagnola — evoluzione dal 1479 ai giorni nostri.
      • Territori spagnoli in Africa — analisi geopolitica dei micro-territori costieri.

       

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